Ucraina cancellata dai libri di testo russi: l'ombra di Putin
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I manuali scolastici russi per le scuole medie stanno cancellando l'Ucraina dalla mappa, sostituendo la sua storia e la sua identità nazionale con una narrazione distorta che la integra come parte integrante della Russia. Questa inquietante scoperta, venuta alla luce grazie a diverse organizzazioni per i diritti umani e giornalisti indipendenti, mostra come il regime di Vladimir Putin stia proseguendo nella sua opera di propaganda e di negazione dell'identità ucraina, anche tra le giovani generazioni.
Le modifiche apportate ai libri di testo sono sistematiche e pervasive. Non si tratta solo di una rimozione superficiale del nome del paese, ma di una vera e propria riscrittura della storia, che presenta eventi cruciali nel contesto russo, ignorando o distorcendo il ruolo dell'Ucraina e la sua storia millenaria. La sovranità ucraina viene negata, sostituita da una visione della storia che la rappresenta come un'estensione territoriale della Russia, sminuendo o ignorando completamente il suo percorso di indipendenza e di autodeterminazione.
Questa operazione di manipolazione ideologica è allarmante per le sue implicazioni a lungo termine. I giovani russi, educati con una visione del mondo così distorta, rischiano di crescere con una comprensione incompleta e manipolata della realtà geopolitica, con conseguenze prevedibili sul loro futuro e sulle relazioni internazionali. L'obiettivo di Putin è chiaro: creare una generazione di cittadini russi che non riconoscono l'Ucraina come uno stato indipendente, rafforzando così il consenso interno alla sua politica aggressiva.
Le organizzazioni per i diritti umani hanno espresso profonda preoccupazione per questa iniziativa, definendola una grave violazione dei diritti all'informazione e all'educazione. L'UNESCO e altre organizzazioni internazionali stanno monitorando la situazione e chiedendo una reazione ferma alla comunità internazionale. La cancellazione dell'Ucraina dai libri di testo rappresenta un ulteriore tassello nell'escalation del conflitto, non solo sul campo di battaglia, ma anche sul piano culturale e ideologico.
Questa azione mette in luce la pericolosità della propaganda di stato, dimostrando come la manipolazione della storia e dell'informazione possa essere utilizzata come arma per giustificare azioni aggressive e per creare consenso intorno a un regime autoritario. La lotta per la verità e per l'accuratezza storica diventa quindi un aspetto fondamentale della resistenza alla disinformazione e alla violazione dei diritti umani.